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Full text of "Rigoletto : melodramma in tre atti"

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G. RICORDI  &C. 

Editori  -  Stampatori 

MILANO 

ROttA-NAPOLI- PALERMO  LONDRA  LIPSIA  BUENOS-AIRES 
Deposto  a  norma  dei  trattati  interr>anonaliPropri9te 
d    'idi nprwkbone, deseotoone, rappresentinone,  tradwwe t  trascnuone sono  ritirati 
(Pnnted  in  Ital  ;  t 


RIGOLETTO 


DI 


GIUSEPPE    VERDI 


OPERA  COMPLETA 

EDIZIONE    POPOLARE,    IN-  8 

Canto  e  Pianoforte  .     .     (a)  netti  Fr.  5  — 
Pianoforte  solo    ...     (a)      »      »     2  50 

(Copertina  con  ritratto  dell'Autore). 


RIDUZIONI,    FANTASIE,    TRASCRIZIONI,    ecc 
per  Pianoforte  e  per  vari  Istrumenti . 


RIGOLETTO 

MELODRAMMA   IN   TRE  ATTI 
DI 

F.  M.  PIAVE 


MUSICA    DI 


GIUSEPPE  VERDI 


**«4*~ 


Prezzo  netto:  Cent  25 


G.RICORDI&C. 

Editori  -  Stampatori 

MILANO 

ROMA-NAPOLI  PALERMO  LONDRA- LIPSIA- BUENOS-AIRES 

Deposto  a  norma  di  legge  e  dei  trattati  intemazionali-  Proprietà  degli  Editor/ 

Tutti  i  diritti  di  esecuzione,  rappresentazione,  riproduzione,  traduzione  e  trascrizione  sono  riservati 

AH  rights  ofexecution.  representation.  reproduction,  transistori  and  trcnscription  are  stnct/y  reserved 

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BOOSEY  &  Cf  -  NEW-YORK 
(Printed  inltaly) 


Proprietà  degli  Editori. 

Deposto  a  norma  dei  trattati  internazionali. 

Tutti  i  diritti  di  esecuzione,  rappresentazione,  riproduzione, 

traduzione  e  trascrizione  sono  riservati. 


W 


PERSONAGGI 


Il  Duca  di  Mantova Tenore 

Bigoletto,  suo  buffone  di  Corte  .     .     .     .  Baritono 

CKlda,  di  lui  figlia Soprano 

Sparafacile,  bravo Basso 

Maddalena,  sua  sorella    ......  Contralto 

Giovanna,  custode  di  Gilda        ....  Mezzo-Soprano 

Il  Conte  di  Monterone Baritono 

Cavaliere  Marnilo Baritono 

Borsa  Matteo,  cortigiano Tenore 

Il  Conte  di  Coprano Basso 

La  Contessa  sua  sposa -  Mezzo-Soprano 

Usciere  di  Corte Tenore 

Paggio  della  Duchessa.     ......  Mezzo-Soprano 

Cavalieri  —  Dame  —  Paggi  —  Alabardieri. 

La  scena  si  finge  nella  città  di  Mantova  e  suoi  dintorni 

Epoca,  il  secolo  XVI. 


NB.  Le  indicazioni  di  destra  e  sinistra  s'intendono  sempre 
dal  lato  dello  spettatore. 


aYsS. 


ATTO    PRIMO 

SGENA    PRIMA, 
Sala  magnifica  nel  palazzo  Ducale 

con  porte  nel  fondo  che  mettono  ad  altre  sale ,  pure  splendidamente  il- 
luminate; folla  di  Cavalieri  e  Dame  in  gran  costume  nel   fondo   delle 
lf$  sale;  Paggi  che  vanno  e  vengono.  La  festa  è  nel  suo  pieno.  Musica  in- 

pq|  tema  da  lontano  e  scrosci  di  risa  di  tratto  in  tratto. 

• 

g  II  Duca  e  Borsa  che  vengmo  da  una  porta  del  fondo. 

*t     DuCADella  mia  bella  incognita  borghese 

g  Toccare  il  fin  dell'  avventura  io  voglio. 

o     Bor.Dì  quella  giovin  che  vedete  al  tempio? 

O     DuCADa  tre  lune  ogni  festa. 
$3     BoR.La  sua  dimora? 

u     Duca  In  un  remoto  calle  ; 

r9  Misterioso  un  uom  ?'  entra  ogni  notte. 

Bor.E  sa  colei  chi  sia 
<g  1/  amante  suo  ? 

SDuca  Lo  ignora. 

(un  gruppo  di  Dame  e  Cavalieri  attraversano  la  sala) 
a,     Bor. Quante  beltà!...  Mirate. 
^      DucALe  vince  tutte  di  Cepran  la  sposa. 
m-      BoR.Non  v'oda  il  Conte,  o  Duca...  (piano) 

Duca  A  me  che  importa? 

Bor. Dirlo  ad  altra  ei  potria... 
DucaNò  sventura  per  me  certo  saria... 

Questa  o  quella  per  me  pari  sono 
A  quant'  altre  d'  intorno  mi  vedo , 
Del  mio  core  l'impero  non  cedo 
Meglio  ad  una  che  ad  altra  beltà. 
La  costoro  avvenenza  è  qual  dono 
Di  che  il  fato  ne  infiora  la  vita; 
S' oggi  questa  mi  torna  gradita, 
Forse  un'altra  doman  lo  sarà. 
Rigoletto  9-81  1 


La  costanza  tiranna  del  core 

Detestiamo  qual  morbo  crudele, 

Sol  chi  vuole  si  serbi  fedele  ; 

Non  v'  ha  amor  se  non  ?'  è  libertà. 
De1  mariti  il  geloso  furore, 

Degli  amanti  le  smanie  derido, 

Anco  d'  Argo  i  cent'  occhi  disfido 

Sé  mi  punge  una  qualche  beltà. 

SCENA    II. 

Detti,  il  Conte  di  Ceprano  che  segue  lungi  la  sua  sposa  ser- 
vita da  altro  Cavaliere,  Dame  e  Signori  entrano  da  varie 
parti. 

Duca  (alla  signora  di  Ceprano,  movendo  ad   incontrarla  con 
molta  galanteria) 
Partite?...  Crudele! 
Cep.  Seguire  lo  sposo 

W  è  forza  a  Ceprano. 
Duca  Ma  dee  luminoso 

In  corte  tal  astro  qual  sole  brillar. 
Per  voi  qui  ciascuno  dovrà  palpitar. 
Per  voi  già  possente  la  fiamma  d'  amore 
Inebria,  conquide,  distrugge  il  mio  core.         (con  enfasi 
Cep.      Calmatevi...  baciandole  la  mano) 

Duca  No.  (le  dà  il  braccio  ed  esce  con  lei) 

SCENA    III. 

Detti,  e  Rigoletto  che  Rincontra  nel  signor  di  Óeprano, 
poi  Cortigiani. 

Rig.  In  testa  che  avete, 

Signor  di  Ceprano? 
Cep.  (fa  un  gesto  d'impazienza  e  segue  il  Duca) 
Rig.  (ai  Cortigiani)  Ei  sbuffa,  vedete? 

CoKoChe  festa! 

Rig.  Oh  sì...  vaja    aouG 

Bor.  Il  Duca  qui  pur  si  diverte!... 

Rig.  Così  non  è  sempre?  che  nuove  scoperte! 


Il  giuoco  ed  il  vino,  le  feste,  la  danza, 
Battaglie,  conviti,  ben  tutto  gli  sta. 
Or  della  Contessa  V  assedio  egli  avanza, 

E  intanto  il  marito  fremendo  ne  va.  (esce) 


SGENA    IV. 


Detti  e  Marnilo  premuroso. 


MAR.Gran  nuova  !  gran  nuova  ! 

Coro  Che  avvenne?  parlate! 

Mar.  Stupir  ne  dovrete... 

Coro  Narrate,  narrate... 

Mar.  Ah!  ah!...  Rigoletto... 

Coro  Ebben? 

Mar.  Caso  enorme!... 

Coro  Perduto  ha  la  gobba?  non  è  più  difforme?... 

Mar.  Più  strana  è  la  cosa!...  Il  pazzo  possiede... 

Coro  Infine  ? 

Mar.  Un'  amante. 

Coro  Amante!  Chi  il  crede! 

Mar.  Il  gobbo  in  Cupido  or  s'  è  trasformato. 

Coro  Quel  mostro  Cupido...  Cupido  beato!... 


S  G  E  N  A    V. 


Detti  ed  il  Duca  seguito  da  Rigoletto,  poi  da  Ceprano 


Duca    Ah  quanto  Ceprano  importuno  niun  v'è!...         (a  Big) 

La  cara  sua  sposa  è  un  angiol  per  me! 
Ria.  Rapitela. 

Duca  È  detto;  ma  il  farlo? 

Rio.  Stasera. 

Duca    Né  pensi  tu  al  Conte? 
Rio.  Non  e*  è  la  prigione  ? 

Duca    Ah  no. 


8 
Big.  Ebben...  s'esilia... 

Duca  Nemmeno,  buffone. 

Kig.      Adunque  la  testa...  (indicando  di  farla  tagliare) 

Cep.  (da  sé)  (Oh  l'anima  nera!) 

Duca    Che  di',  questa  testa?...  K  (battendo  colla  mano  una  spalla 
Big.  È  ben  naturale...         al  Conte) 

Che  far  di  tal  testa?...  A  cosa  ella  vale? 
Cep.      Marrano!  (infuriato  brandendo  la  spada) 

Duca  (a  Cep.)      Fermate... 
Big.  Da  rider  mi  fa. 

Coro    In  furia  è  montato!  (tra  loro) 

Duca  Buffone,  vien  qua.  (a  Big.) 

Ah  sempre  tu  spingi  lo  scherzo  air  estremo. 
Queir  ira  che  sfidi  colpir  ti  potrà. 
Big.  Che  coglier  mi  puote?  di  loro  non  temo; 
Del  Duca  un  protetto  nessun  toccherà. 
Cep.  Vendetta  del  pazzo  ! . . .  (ai  Cortigiani  a  parte) 

Coro  Contr'  esso  un  rancore 

Pei  tristi  suoi  modi  di  noi  chi  non  ha? 
Cep.  Vendetta. 
Coro  Ma  come  ? 

Cep.  Domani,  chi  ha  core 

Sia  in  armi  da  me. 
Tutti  Sì. 

Cep.  A  notte. 

Tutti  Sarà. 

(la  folla  de' danzatori  invade  la  scena) 
Tutto  è  gioia,  tutto  è  festa, 

Tutto  invitaci  a  goder! 
Oh  guardate,  non  par  questa 
Or  la  reggia  del  piacer! 


SGENA    VI. 


Detti  e  il  Conte  Monterone* 


MoN.Ch'  io  gli  parli.  (dall'interno) 

Duca  No. 

Mon.  Il  voglio.  (entrando) 

Tutti  Monterone! 


9 

Mon.  (fissando  il  Duca  con  nobile  orgoglio) 
Sì,  Monteron...  la  voce  mia  qual  tuono 
Vi  scuoterà  dovunque... 
Rig.  (al  Duca  contraffacendo  la  voce  di  Mon.)  Ch'io  gli  parli. 

(si  avanza  con  ridicola  gravità) 
Voi  congiuraste  contro  noi,  signore, 
E  noi,  clementi  in  vero,  perdonammo... 
Qual  vi  piglia  or  delirio...  a  tutte  Tore 
Di  vostra  figlia  reclamar  V  onore? 
Mon.  (guardando  Rigoletto  con  ira  sprezzante) 

Novello  insulto!...  Ah  sì,  a  turbare  (al  Duca) 

Sarò  vostr' orgie...  verrò  a  gridare 
Fino  a  che  vegga  restarsi  inulto 
^  Di  mia  famiglia  l'atroce  insulto; 

jq  E  se.  al  carnefice  pur  mi  darete 

Spettro  terribile  mi  rivedrete, 
G  Portante  in  mano  il  teschio  mio, 

£>  Vendetta  chiedere  al  mondo  e  a  Dio. 

^      Duca        Non  più,  arrestatelo.  % 
♦j*      Rig.  È  matto. 

O      Coro  Quai  detti! 

Mon.         Oh  siate  entrambi  voi  maledetti.         (al  Duca  e  Rig.) 
2  Slanciare  il  cane  a  leon  morente 

§  È  vile,  o  Duca...  e  tu  serpente,  (a  Rig.) 

xS  Tu  che  d'un  padre  ridi  al  dolore, 

23  Sii  maledetto. 

£>      Rig  Che  sento  !  orrore  !         (da  sé  colpito 

C 
5  Tutti  (meno  Rigoletto) 

0  tu  che  la  festa  audace  hai  turbato, 
Da  un  genio  d'  inferno  qui  fosti  guidato  ; 
E  vano  ogni  detto,  di  qua  t'  allontana , 
Va,  trema,  o  vegliardo,  dell'ira  sovrana... 
Tu  l' hai  provocata,  più  speme  non  v'  è, 
Un'ora  fatale  fu  questa  per  te. 

( Monterone  parte  fra    due    alabardieri ,  tutti  gli  altri  se- 

guono  il  Duca  in  altra  stanza)  (*) 

ob«^f)  NB.  Si  cala  un  istante  la   tela  a  fine    di    mutare    la 
scena. 


u 
a, 


10 

SCENA   VII. 

L'estremità  più  deserta  d'una  via  cieca. 

A  sinistra  una  casa  di  discreta  apparenza  con  una  piccola  corte  circon- 
data da  muro.  Nella  corte  un  grosso  ed  alto  albero  ed  un  sedile  di 
marmo;  nel  muro  una  porta  che  mette  alla  strada;  sopra  il  muro  un 
terrazzo  praticabile,  sostenuto  da  arcate.  La  porta  del  primo  piano  dà 
sul  detto  terrazzo ,  a  cui  si  ascende  per  una  scala  di  fronte.  A  destra 
della  via  è  il  muro  altissimo  del  giardino,  e  un  fianco  del  palazzo  di 
Ceprano.  È  notte. 

Rigoletto  chiuso  nel  suo  mantello,  Sparafucile  lo  segue 
portando  sotto  il  mantello  una  lunga  spada. 


Rig. 

(Quel  vecchio  malediVami  !) 

Spa. 

Signor?... 

Rig. 

Va,  non  ho  niente. 

Spa. 

Né  il  chiesi...  a  voi  presente 
Un  uom  di  spada  sta. 

Rig. 

Un  ladro? 

Spa. 

Un  uom  che  libera 
Per  poco  da  un  rivale, 
E  voi  ne  avete... 

Rig. 

Quale? 

Spa. 

La  vostra  donna  è  là. 

Rig. 

(Che  sento  !)  E  quanto  spendere 
Per  un  signor  dovrei? 

Spa. 

Prezzo  maggior  vorrei... 

Rig. 

Comv  usasi  pagar  ? 

Spa. 

Una  metà  s*  anticipa, 
Il  resto  si  dà  poi... 

Rig. 

(Dimonio  !)  E  come  puoi 
Tanto  securo  oprar? 

Spa. 

Soglio  in  cittade  uccidere, 
Oppure  nel  mio  tétto. 
L'  uomo  di  sera  aspetto , 

Una  stoccata  e  muor. 

Rig. 

E  come  in  casa  ? 

'300  i 

Spa. 

È  facile... 
M'  aiuta  mia  sorella... 

11 

Per  le  vie  danza...  è  bella...      ^ 

Chi  voglio  attira...  e  allor... 
Rig.  Comprendo. 

Spa.  t  Senza  strepito... 

E  questo  il  mio  strumento,      (mostra  la  spada) 

Vi  serve? 
Rio.  No...  al  momento... 

Spa.  Peggio  per  voi... 

Rig.  Chi  sa?... 

Spa.  Sparafucil  mi  nomino... 

Rig.  Straniero  ? 

Spa.  Borgognone...  (per  andarsene) 

Rig.  E  dove  all'occasione?... 

Spa.  Qui  sempre  a  sera. 

Rig.  Va.  (Sparafucile  parte) 

SCENA    Vili. 
Rigoletto,  guardando  dietro  a  Sparafucile. 

Pari  siamo!...  io  la  lingua,  egli  ha  il  pugnale; 

L'uomo  son  io  che  ride,  ei  quel  che  spegne!... 

Quel  vecchio  maledivami... 

0  uomini!...  o  natura!... 

Vii  scellerato  mi  faceste  voi!... 

0  rabbia!...  esser  difforme!...  esser  buffone!... 

Non  dover,  non  poter  altro  che  ridere!... 

Il  retaggio  d'ogni  uom  m' è  tolto...  il  pianto... 

Questo  padrone  mio , 

Giovin,  giocondo,  sì  possente,  bello, 

Sonnecchiando  mi  dice  : 

Fa  ch'io  rida,  buffone!... 

Forzarmi  deggio,  e  farlo!...  Oh  dannazione!.,». 

Odio  a  voi,  cortigiani  schernitori  ! 

Quanta  in  mordervi  ho  gioia! 

Se  iniquo  son,  per  cagion  vostra  è  solo... 

Ma  in  altr'  uom  qui  mi  cangio  ! . . . 

Quel  vecchio  maledivami  !...  Tal  pensiero 

Perchè  conturba  ognor  la  mente  mia?... 

Mi  coglierà  sventura?...  Ah  no,  è  follia. 

(apre  con  chiave  ed  entra  nel  cortile) 


12 

SGENA    IX. 

Detti  e  Gilda  ch'esce  dalla  casa  e  si  getta  nelle  sue  braccia. 

Rig.         Figlia!... 

Gil.  Mio  padre! 

Rie.  A  te  d*  appresso 

Trova  sol  gioia  il  core  oppresso. 
Gil.  Oh  quanto  amore.; 

Rio.  Mia  vita  sei! 

Senza  te  in  terra  qual  bene  avrei?        (sospira) 
Gil.  Voi  sospirate!...  che  v'  ange  tanto? 

Lo  dite  a  questa  povera  figlia... 

Se  v'  ha  mistero...  per  lei  sia  franto... 

C1T  ella  conosca  la  sua  famiglia... 
Rig.  Tu  non  ne  hai... 

Gil.  Qual  nome  avete? 

Rig.  A  te  che  importa? 

Gil.  Se  non  volete 

Di  voi  parlarmi... 
Rig.  Non  uscir  mai.  (interrompendola) 

Gil.  Non  vo  che  al  tempio. 

Rig.  Oh  ben  tu  fai. 

Gil.  Se  non  di  voi  almen  chi  sia 

Fate  eh'  io  sappia  la  madre  mia. 
Rig.  Deh  non  parlare  al  misero 

Del  suo  perduto  bene... 

Ella  sentia,  quell'angelo, 

Pietà  delle  mie  pene... 

Solo,  difforme,  povero , 

Per  compassion  mi  amò. 
Moria...  le  zolle  coprano 

Lievi  quel  capo  amato. 

Sola  or  tu  resti  al  misero... 

0  Dio,  sii  ringraziato!...  (singhiozzando) 

Gil.  Quanto  dolor!...  che  spremere 

Sì  amaro  pianto  può  ? 
Padre,  non  più,  calmatevi... 

Mi  lacera  tal  vista... 

Il  nome  vostro  ditemi, 

Il  duol  che  sì  v'attrista... 
Rig.  A  che  nomarmi?  è  inutile!... 


13 

Padre  ti  sono,  e  basti..; 

Me  forse  al  mondo  temono , 

D'alcuno  ho  forse  gli  asti... 

Altri  mi  maledicono... 
Gil.  Patria ,  parenti ,  amici 

Voi  dunque  non  avete? 
Rio.  Patria!...  parenti!...  dici? 

Culto,  famiglia,  patria,  (con  effusione) 

Il  mio  universo  è  in  te! 
Gil.  Ab  se  può  lieto  rendervi, 

Gioia  è  la  vita  a  me! 
Già  da  tre  lune  son  qui  venuta, 

Né  la  cittade  ho  ancor  veduta; 

Se  il  concedete,  farlo  or  potrei... 
Big.  Mai!...  mai!...  uscita,  dimmi,  unqua  sei? 

Gil.  No. 

Rig.  Guai! 

Gil.  (Che  dissi  !) 

Rra.  Ben  te  ne  guarda! 

(Potrian  seguirla,  rapirla  ancora! 

Qui  d*  un  buffone  si  disonora 

La  figlia,  e  ridesi...  Orrori)  Olà? 

(verso  la  casa) 

SCENA     X. 

Detti  e  Giovanna  dalla  casa. 

Signor? 

Venendo  mi  vede  alcuno? 
Bada,  di*  il  vero... 
Gio.  Ah  no,  nessuno. 

Rig.  Sta  ben...  la  porta  che  dà  al  bastione 

E  sempre  chiusa? 
Gio.  Lo  fu  e  sarà 

Rig.  Veglia,  o  donna,  questo  fiore  (a  Giovanne) 

Che  a  te  puro  confidai  ; 
Veglia  attenta,  e  non  sia  mai 
Che  s'offuschi  il  suo  candor. 
Tu  dei  venti  dal  furore, 
Ch'  altri  fiori  hanno  piegato, 


14 

Lo  difendi , .  e  immacolato 
Lo  ridona  al  genitor. 
Gil.  Quanto  affetto!...  quali  cure! 

Che  temete,  padre  mio? 
Lassù  in  cielo,  presso  Dio, 
Veglia  un  angiol  protettor. 
Da  noi  toglie  le  sventure 
Di  mia  madre  il  priego  santo, 
Non  fia  mai  divelto  o  infranto 
Questo  a  voi  diletto  fior. 

SCENA    XI. 

Detti  e  il  Duca  in  costume  borghese  dalla  strada. 

Rig.  Alcuno  è  fuori...  (apre  la  porta  della  corte  e,  mentre 

esce  a  guardar  sulla  strada,  il  Duca  guizza  furtivo  nella 

corte  e  si  nasconde  dietro  V albero;  gettando   a   Giovanna 

una  borsa  la  fa  tacere) 
Gil.  Cielo  ! 

Sempre  novel  sospetto... 
Rig.  (a  Gilda  tornando) 

Vi  seguiva  alla  chiesa  mai  nessuno? 
Gjo.  Mai. 

Duca        (Rigoletto!) 
Rig.  Se  talor  qui  picchiano 

Guardatevi  d'  aprir... 
Gio.  Nemmeno  al  Duca? 

Rig.  Meno  che  a  tutti  a  lui...  Mia  figlia,  addio. 
Duca  (Sua  figlia!) 
Gil.  Addio,  mio  padre. 

(s'abbracciano  e  Rigoletto  parte  chiudendosi  dietro  la  porta) 

SCENA    XII 

Gilda,  Giovanna,  il  Duca,  nella  corte,  poi  Ceprano 
e  Borsa  a  tempo  sulla  via. 

Gil.  Giovanna,  ho  dei  rimorsi... 
Gio.  E  perchè  mai?  ,;(jg 

G;l.  Tacqui  che  un  giovin  ne  seguiva  al  tempio. 
Gio.  Perchè  ciò  dirgli?  l'odiate  dunque 
Cotesto  giovin,  voi? 


15 

Gil.  No,  no,  che  troppo  è  bello  e  spira  amore... 
Gio.  E  magnanimo  sembra  e  gran  signore. 
Gil.  Signor  né  principe  -  io  lo  vorrei; 
Sento  che  povero  -  più  V  amerei. 
Sognando  o  vigile  -  sempre  lo  chiamo, 
E  l'alma  in  estasi  -  gli  dice  fa... 
Duca  (esce  improvviso,  fa  cenno  a  Giovanna  d'andarsene,  e  in- 
ginocchiandosi ai  piedi  di  Gilda  termina  la  frase) 

T'amo! 

T'  amo  ;  ripetilo  -  sì  caro  accento, 

Un  puro  schiudimi  -  ciel  di  contento  ! 
Gil.      Giovanna?..,  Ahi  misera!  -  non  v'  è  più  alcuno 

Che  qui  rispondami!...  -  Oh  Dio!...  nessuno? 
Duca    Son  io  coir  anima  -  che  ti  rispondo... 

Ah  due  che  s'amano  -  son  tutto  un  mondo!... 
Gil.      Chi  mai,  chi  giungere  -  vi  fede  a  me  ? 
Duca     S' apgelo  o  demone  -  che  importa  a  te? 

Io  t'  amo... 
Gil.  Uscitene.  - 

Duca  Uscire!...  adesso!... 

Ora  che  accendene  -  un  fuoco  istesso!... 

Ah  inseparabile  -  d'amore  il  Dio 

Stringeva,  o  vergine,  -  tuo  fato  al  mio! 

È  il  sol  dell'anima  -  la  vita  è  amore, 

Sua  voce  è  il  palpito  -  del  nostro  core... 

E  fama  e  gloria,  -  potenza  e  trono, 

Terrene,  fragili  -  cose  qui  sono. 

Una  pur  avvene  -  sola,  divina , 

È  amor  che  1'  anime  -  più  ne  avvicina  ! 

Adunque  amiamoci,  -  donna  celeste; 

D' invidia  agli  uomini  -  sarò  per  te. 
Gil.  (Ah  de' miei  vergini  -  sogni  son  queste 

Le  voci  tenere  -  sì  care  a  me  !) 
Duca    Che  m'  ami,  deh  ripetimi. 
Gil.         L' udiste. 
Duca  Oh  me  felice! 

Gil.         Il  nome  vostro  ditemi... 

Saperlo  non  mi  lice? 
Cep.  Il  loco  è  qui...  (a  Borsa  dalla  via) 

Duca  Mi  nomino...  (pensando) 

Bor.  Sta  ben...  (a  Ceprano  e  partono) 

Duca  Gualtier  Maldè... 

Studente  sono...  povero... 


16 

Gio.  Knmor  di  passi  è  fuori...    (tornando  spavent.) 

Gil.  Forse  mio  padre... 

Duca  (Ah  cogliere 

Fotessi  il  traditore 

Che  sì  mi  sturba!) 
Gii*.  Adducilo  (a  Gio.) 

Di  qua  al  bastione...  ite... 
Duca  Di'  m'amerai  tu? 

Gil.  E  voi? 

Duca  L'intera  vita...  poi... 

Gir,.  Non  più...  non  più...  partite... 

a  2  Addio...  speranza  ed  anima 

Sol  tu  sarai  per  me. 
Addio...  vivrà  immutabile 

L'  affetto  mio  per  te.        (il  Duca  esce  scortato 
da  Gio.  Gilda  resta  fissando  la  porta  ond'  è  partito) 

SCENA    XIII. 

Gilda    sola. 

Gualtier  Maldè...  nome  di  lui  sì  amato 
Scolpisciti  nel  core  innamorato! 

Caro  nome  che  il  mio  cor 
Festi  primo  palpitar, 
Le  delizie  dell'  amor 
Mi  dèi  sempre  rammentar! 
Col  pensiero  il  mio  desir 
A  te  ognora  volerà, , 
E  pur  l'ultimo  sospir, 
Caro  nome,  tuo  sarà. 

(sale  al  terrazzo  con  una  lanterna) 

SGENA     XIV. 

Marnilo,  Ceprano,  Borsa,  Cortigiani,  armati  e  mascherati, 
dalla  via.  Gilda  sul  terrazzo  che  tosto  entra  in  casa. 

Bor.  E  là.  (indicando  Gilda  al  Coro) 

Cep.  Miratela. 

Coro  Oh  quanto  è  bella! 

Mar.     Par  fata  od  angiol. 
Coro  L'  amante  è  quella 

Di  Rigoletto. 


17 
SGENA    XV. 

Detti  e  Rigoletto  concentrato. 


Rig.  (Riedo!...  perchè?) 

Bor.     Silenzio...  all'opra...  badate  a  me. 

Rig.  (Ah  da  quel  vecchio  fui  maledette  !  !)  (urta  in  Borsa) 

Chi  è  là  ? 
Bor.  Tacete...  c'è  Rigoletto.  (ai  compagni) 

Cep.      Vittoria  doppia  !  F  uccideremo. 
Bor.     No,  che  domani  più  rideremo. 
Mar.     Or  tutto  aggiusto... 
Rig.  (Chi  parla  qua?) 

MAR.Ehi  Rigoletto?...  Di'? 

Rig.  Chi  va  là?  (con  voce  terribile) 

MAR.Eh  non  mangiarci!...  Son... 
Rig.  Chi  ? 

Mar.  Manilio. 

Rig.      In  tanto  buio  lo  sguardo  è  nullo. 
Mar.     Qui  ne  condusse  ridevol  cosa... 

Tórre  a  Ceprano  vogliam  la  sposa... 
Rig.      (Ohimè!  respiro!...)  Ma  come  entrare? 
Mar.     (a Cep.)  La  vostra  chiave?  (a Rig.)  Non  dubitare. 

Non  dee  mancarci  lo  stratagemma.        (gli  dà  la  chiave 

Ecco  le  chiavi...  avuta  da  Ceprano) 

Rig.  Sento  il  suo  stemma.  (palpando) 

(Ah  terror  vano  fu  dunque  il  mio!)  (respirando) 

N'è  là  il  palazzo...  con  voi  son  io. 
Mar.    Siam  mascherati... 
Rig.  Ch'  io  pur  mi  mascheri  ; 

A  me  una  larva. 
Mar.  Sì,  pronta  è  già. 

Terrai  la  scala...  (gli  mette  una  maschera  e  nello 

stesso  tempo  lo  benda  con  un  fazzoletto^  e  lo  pone  a  reg- 
gere una  scala%  che  avranno  appostata  al  terrazzo) 
Rig.  Fitta  è  la  tenebra. 

Mar.     La  benda  cieco  e  sordo  il  fa.  (ai  compagni) 

Tutti  Zitti,  zitti  moviamo  a  vendetta, 

Ne  sia  cólto  or  che  meno  F  aspetta. 
Derisore  sì  audace  e  costante 
A  sua  volta  schernito  sarà!... 


18 

Cheti,  cheti,  rubiamgli  V  amante, 
E  la  Corte  doman  riderà. 
(alcuni  salgono  al  terrazzo,   rompono  la  porta   del  primo 
piano,  scendono,  aprono  ad  altri    ch'entrano  dalla  strada 
e  riescono  trascinando  Gilda,  la  quale  avrà  la  bocca  chiusa 
da  un  fazzoletto.  Nel  traversare  la  scena,  ella  perde  una 
sciarpa) 
Gil.  Soccorso,  padre  mio!  (da  lontano) 

Coro  Vittoria!...  (c.s.) 

Gil.  Aita  !  (più  lontano) 

Rig.  Non  han  finito  ancori ....  qual  derisione!...  (si  tocca  gli  occhi) 
Sono  bendato!...  (si  strappa  impetuosamente  la  benda 

e  la  maschera,  ed  al  chiarore  d'una  lanterna  scordata  ri- 
conosce la  sciarpa ,  vede  la  porta  aperta  :  entra ,  ne  trae 
Giovanna  spaventata;  la  fissa  con  istupore  ,  si  strappa  i 
capelli  senza  poter  gridare ,  finalmente  dopo  molti  sforzi , 
esclama:) 

Ah!  la  maledizione!!  (sviene) 


FINE   DELL'ATTO   PRIMO. 


19 

ATTO   SECONDO 


SCENA    PRIMA. 

Salotto  nel  Palazzo  Ducale* 

Vi  sono  due  porte  laterali,  una  maggiore  nel  fondo  che  si  chiude.  Ai  suoi 
lati  pendono  i  ritratti ,  in  tutta  figura ,  a  sinistra  del  Duca ,  a  destra 
della  sua  sposa.  V1  ha  un  seggiolone  presso  una  tavola  coperta  di  vel- 
luto e  altri  mobili. 

Il  Duca  dal  mezzo  agitato» 

Ella  mi  fu  rapita  ! 

E  quando,  o  cieli...  ne' brevi  istanti,  prima 
Che  un  presagio  interno 
Sull'orma  corsa  ancora  mi  spingesse! 
Schiuso  era  l'uscio!  la  magion  deserta!... 
E  dove  ora  sarà  queir  angiol  caro  ? 
Colei  che  potè  prima  in  questo  core 
Destar  la  fiamma  di  costanti  affetti? 
Colei  sì  pura,  al  cui  modesto  accento 
Quasi  tratto  a  virtù  talor  mi  credo! 
Ella  mi  fu  rapita  ! 

E  chi  Tardiva?...  ma  ne  avrò  vendetta... 
Lo  chiede  il  pianto  della  mia  diletta. 
Parmi  veder  le  lagrime 

Scorrenti  da  quel  ciglio, 

Quando  fra  il  duolo  e  V  ansia 

Del  subito  periglio, 

Dell'amor  nostro  memore 

Il  suo  Gualtier  chiamò. 
Ned  ei  potea  soccorrerti , 

Cara  fanciulla  amata; 

Ei  che  vorria  coli'  anima 

Farti  quaggiù  beata  ; 

Ei  che  le  sfere  agli  angeli 

Per  te  non  invidiò. 


20 


Marullo,  Ceprano,  Borsa  ed  altri  Cortigiani  dal  mezzo. 

Tutti  Duca,  duca? 

Duca  Ebben? 

Tuttt  L' amante 

Fu  rapita  a  Eigoletto. 
Duca  Bella  !  e  d'  onde  ? 

Tutti  Dal  suo  tetto. 

Duca  Ah!  ah!  dite,  come  fu?  (siede) 

Tutti  Scorrendo  uniti  remota  via, 

Brev'  ora  dopo  caduto  il  dì , 
Come  previsto  ben  s'  era  in  pria  f 

Bara  beltade  ci  si  scoprì. 
Era  l'amante  di  Rigoletto, 

Che,  vista  appena,  si  dileguò. 
Già  di  rapirla  s'  avea  il  progetto, 

Quando  il  buffone  vèr  noi  spuntò; 
Che  di  Ceprano  noi  la  contessa 

Kapir  volessimo,  stolto,  credè  ; 
La  scala  quindi  all'  uopo  messa, 
Bendato,  ei  stesso  ferma  tene. 
Salimmo,  e  rapidi  la  giovinetta 
Ci  venne  fatto  quinci  asportar. 
Quand'  ei  s' accorse  della  vendetta 
Restò  scornato  ad  imprecar. 
Duca  (Che  sento!...  è  dessa  la  mia  diletta!... 

Ah  tutto  il  cielo  non  mi  rapì!) 
Ma  dove  or  trovasi  la  poveretta  ?  (al  Coro) 

Tutti  Fu  da  noi  stessi  addotta  or  qui. 

Duca  (Possente  amor  mi  chiama,       (alzandosi  con  gioia) 

Volar  io  deggio  a  lei: 
Il  serto  mio  darei 
Per  consolar  quel  cor. 
Ah!  sappia  alfin  chi  l'ama, 
Conosca  appien  chi  sono, 

Apprenda  eh'  anco  in  trono  ous  l A     .£>* 

Ha  degli  schiavi  Amor.)  ,9iinov) 

(esce  frettoloso  dal  mezzo)  .òi 
Tutti  Quale  pensier  or  l'agita? 

Come  cangiò  d'umor! 


21 

SGENA    III. 


Marnilo,  Ceprano,  Borsa  ed  altri  Cortigiani,  poi  Rigoletto 
dalla  destra  che  entra  cantarellando  con  represso  dolore. 


Mar.     Povero  Rigoletto! 

Coro  Ei  vien...  Silenzio. 

Tutti  Buon  giorno,  Rigoletto... 

Rig.      (Han  tutti  fatto  il  colpo  !) 

Ckp.  di'  hai  di  nuovo, 

q  Buffon? 

*j     Rio.  Che  dell'usato 

Più  noioso  voi  siete. 
«g     Tutti  Ah!  ah!  ah! 

g     Rig.      (Dove  Tavran  nascosta?...)  (spiando  inquieto  dovunque) 

Tutti  (Guardate  com*  è  inquieto!) 
5     Rig.  Son  felice  (a  Marullo) 

O  Che  nulla  a  voi  nuocesse 

°  1/  aria  di  questa  notte... 

P     Mar.  Questa  notte  ! . . . 

$     Rig.      Sì...  Ah  fu  il  bel  colpo!... 
£     Mar.  S' ho  dormito  sempre  ! 

3     Rig.      Ah  voi  dormiste!...  Avrò  dunque  sognato!     (sy allontana 
<v  e  vedendo  un  fazzoletto  sopra  una  tavola  ne  osserva  in- 

q  quieto  la  cifra) 

S     Tutti  (Ve1  come  tutto  osserva!) 

*J     Rig.  (Non  è  il  suo).        (gettandolo) 

^  Dorme  il  Duca  tuttor  ? 

£     Tutti  Sì,  dorme  ancora. 


SCÈNA    IV. 

Detti  e  un  Paggio  delia  Duchessa. 

Pag.     Al  suo  sposo  parlar  vuol  la  duchessa. 

Cep.     Dorme. 

Pag.  (o^v  '     Qui  or  or  con  voi  non  era  ?t 

Bor.  E  a  caccia. 

Pag.     Senza  paggi!...  senz'armi!... 


22 
Tutti  E  non  capisci 

Che  vedere  per  ora  non  può  alcuno  ? 
Rig.  (che  a  parte  è  stato  attentissimo  al  dialogo ,  balzando  im- 
provviso tra  loro  prorompe) 
Ah  ell'è  qui  dunque!...  Eli*  è  col  Duca!... 
Tutti  Chi  ? 

Ria.     La  giovin  che  stanotte 

Al  mio  tetto  rapiste. 
Tutti  Tu  deliri! 

Rio.      Ma  la  saprò  riprender...  Ella  è  qui... 
Tutti  Se  1'  amante  perdesti,  la  ricerca 

Altrove. 
Rig.  Io  vo' mia  figlia!... 

Tutti  La  sua  figlia! 

Rig.      Sì,  la  mia  figlia...  d'una  tal  vittoria 
Che?...  adesso  non  ridete?... 
Ella  è  là...  la  vogl'io...  la  renderete.         (corre  verso  la 
porta  di  mezzo,  ma  i  Cortigiani  gli  attraversano  il  pas- 
saggio) 

Cortigiani ,  vii  razza  dannata , 

Per  qual  prezzo  vendeste  il  mio  bene? 
A  voi  nulla  per  V  oro  sconviene , 
Ma  mia  figlia  è  impagabil  tesor. 
La  rendete...  o  se  pur  disarmata 
Questa  man  per  voi  fora  cruenta  ; 
Nulla  in  terra  più  P  uomo  paventa, 
Se  dei  figli  difende  V  onor. 
Quella  porta,  assassini,  m'aprite. 
(si  getta  ancor  sulla  porta  che  gli  è  nuovamente  contesa 
dai  Gentiluomini;  lotta  alquanto,  poi   ritorna  spossato 
sul  davanti  del  teatro) 

Ah  !  voi  tutti  a  me  contro  venite  !  (piange) 

Ebben,  piango...  Manilio...  signore, 
Tu  eh*  hai  Palma  gentil  come  il  core, 
Dimmi  oi\tu  dove  l'hanno  nascosta?... 
È  là?...  È  vero?...  tu  taci!...  perchè?... 
Miei  signori...  perdono,  pietate... 
Al  vegliardo  la  figlia  ridate... 
Ridonarla  a  voi  nulla  ora  costa , 
Tutto  il  mondo  è  tal  figlia  per  me 


23 

SCENA    V. 

Detti  e  Gilda  eh'  esce  dalla  stanza  a  sinistra  e  si  getta 
nelle  paterne  braccia. 

Gil.  Mio  padre  ! 

Rig.  Dio!  mia  Gilda! 

Signori,  in  essa  è  tutta 
La  mia  famiglia...  Non  temer  più  nulla, 
Angele  mio...  fu  scherzo,  non  è  vero?...  (ai  Cortig.) 

Io  che  pur  piansi  or  rido...  E  tu  a  che  piangi?... 
Gil.  Il  ratto,  Tonta,  o  padre. 
Rig.  Ciel!  che  dici? 

Gil.  Arrossir  voglio  innanzi  a  voi  soltanto... 
Rig.  (rivolto  ai  Cortigiani  con  imperioso  modo) 
Ite  di  qua  voi  tutti... 
Se  il  duca  vostro  d'  appressarsi  osasse , 
Che  non  entri,  gli  dite,  e  ch'io  ci  sono. 

(si  abbandona  sul  seggiolone) 
Tutti  (Co1  fanciulli  e  coi  dementi  (fra  loro) 

Spesso  giova  il  simular. 
Partiam  pur,  ma  quel  eh' ei  tenti 
Non  lasciamo  d'osservar). 

(escono  dal  mezzo  e  chiudono  la  porta) 

SCENA    VI. 

Rigoletto  e  Gilda. 

Rig.  Parla...  siam  soli. 

Gil.  (Ciel!  dammi  coraggio!) 

Tutte  le  feste  al  tempio 
Mentre  pregava  Iddio, 
Bello  e  fatale  un  giovane 
S'offerse  al  guardo  mio... 
Se  i  labbri  nostri  tacquero 
«  Dagli  occhi  il  cor  parlò. 

Furtivo  fra  le  tenebre 
Sol  ieri  a  me  giungeva... 
Sono  studente,  povero, 
Commosso  mi  diceva, 


24 

E  con  ardente  palpito 

Amor  mi  protestò. 
Partì...  il  mio  core  aprivasi 

A  speme  più  gradita, 

Quando  improvviso  apparvero 

Color  che  m' han  rapita, 

E  a  forza  qui  m'  addussero 

Neil'  ansia  più  crudel. 
Rig.  Non  dir...  non  più,  mio  angelo. 

(T  intendo,  avverso  ciel  ! 
Solo  per  me  l'infamia 

A  te  chiedeva,  o  Dio... 

Ch'  ella  potesse  ascendere 

Quanto  caduto  er' io... 
Ah  presso  del  patibolo 

Bisogna  ben  V  altare  ! 

Ma  tutto  ora  scompare, 

1/  aitar  si  rovesciò  !) 
Piangi,  fanciulla,  e  scorrere 

Pa  il  pianto  sul  mio  cor. 
Gil.  Padre,  in  voi  parla  un  angelo 

Per  me  consolator. 
Rig.      Compiuto  pur  quanto  a  fare  mi  resta 

Lasciare  potremo  quest'  aura  funesta. 
Gil.         Sì. 
Rig.  (E  tutto  un  sol  giorno  cangiare  potè!) 


SCENA    VII. 

Detti,  un  Usciere  e  il  conte  di  Monterone,  che  dalla  destra 
attraversa  il  fondo  della  seda  fra  gli  alabardieri. 

Use.     Schiudete...  ire  al  carcere  Monteron  de1,  (alle  Guardie) 
Mon.        Poiché  fosti  invano  da  me  maledetto, 

(fermandosi  verso  il  ritratto) 
Né  un  fulmine  o  un  ferro  colpiva  il  tuo  petto, 
Felice  pur  anco,  o  duca,  vivrai. 

(esce  fra  le  Guardie  dal  mezzo) 
Rig.         No,  vecchio,  t' inganni...  un  vindice  avrai. 


25 

SCENA  Vili. 
Rigoletto  e  Gilda. 

Rig.  Sì,  vendetta,  tremenda  vendetta 

(con  impeto  vòlto  al  ritratto) 
Di  quest'  anima  è  solo  desio... 
Di  punirti  già  ]  ■  ora  s'  affretta, 
Che  fatale  per  te  tuonerà. 
Come  fulmin  scagliato  da  Dio 
Il  buffone  colpirti  saprà. 
Gil.  0  mio  padre,  qual  gioia  feroce 

Balenarvi  negli  occhi  vegg'  io  ! 
Perdonate...  a  noi  pure  una  voce 
Di  perdono  dal  cielo  verrà. 
(Mi  tradiva,  pur  l'amo;  gran  Dio, 
Per  T  ingrato  ti  chiedo  pietà  ! 

(escono  dal  mezzo) 


FINE   DELL'ATTO   SECONDO. 


(o'mw  Stìb 


26 

ATTO    TERZO 

■~"30«<§»®Q9'~- 

SGENA     PRIMA. 
Destra  sponda  del  Mincio, 

A  sinistra  è  una  casa  a  due  piani,  mezzo  diroccata  ,  la  cui  fronte ,  volta 
allo  spettatore,  lascia  vedere  per  una  grande  arcata  l1  interno  d'  una 
rustica  osteria  al  pian  terreno,  ed  una  rozza  scala  che  mette  al  granaio, 
entro  cui  da  un  balcone  senza  imposte,  si  vede  un  lettuccio.  Nella  fac- 
ciata che  guarda  la  strada  è  una  porta  che  s'  apre  per  di  dentro  ;  il 
muro  poi  è  sì  pieno  di  fessure,  che  dal  di  fuori  si  può  facilmente  scor- 
gere quanto  avviene  neir  interno.  Il  resto  del  teatro  rappresenta  la 
deserta  parte  del  Mincio ,  che  nel  fondo  scorre  dietro  un  parapetto  in 
mezza  mina;  al  di  là  dal  fiume  è  Mantova.  È  notte. 

Gilda  e  Higoletto  inquieto ,  sono  sulla  strada ,  Sparafucile 
nell'interno  dell'osteria,  seduto  presso  una  tavola,  sta,  ripu- 
lendo il  suo  cinturone  senza  nulla  intendere  di  quanto  ac- 
cade al  di  fuori, 

Rig.  E  F  ami  ? 

Gil.  Sempre. 

Rio.  Pure 

Tempo  a  guarirne  t'  ho  lasciato. 
Gil.  Io  V  amo. 

Rig.  Povero  cor  di  donna  !  Ah  il  vile  infame!... 

Ma  avrai  vendetta,  o  Gilda... 
Gil.  Pietà,  mio  padre... 
Rig.  E  se  tu  certa  fossi 

Ch'  ei  ti  tradisse,  rameresti  ancora  ? 
Gil.  Noi  so,  ma  pur  m'  adora. 
Rig.  Egli?... 
Gil.  Sì. 

Rig.  Ebbene,  osserva  dunque. 

(la  conduce  presso  una  delle  fessure  del  muro ,  *d  ella  vi 
guarda) 


27 

Gil.  Un  uomo 

Vedo 
Big.  Per  poco  attendi, 

SGENA    II. 

Detti,  ed  il  Duca,  che  in  assisa  di  semplice  ufficiale  di  caval- 
leria, entra  nella  sala  terrena  per  una  porta  a  sinistra. 


Gil.  Ah  padre  mio!  {trasalendo) 

DucADue  cose  e  tosto...  (a  Sparafucile) 

Spa.  Quali? 

DucAUna  stanza  e  del  vino... 

Big.  (Son  questi  i  suoi  costumi!) 

Spa.  (Oh  il  bel  zerbino!) 

(entra  nella  vicina  stanza) 
Duca  La  donna  è  mobile 

Qual  piuma  al  vento, 

Muta  d'  accento  -  e  di  pensier. 
Sempre  un  amabile 

Leggiadro  viso , 

In  pianto  o  in  riso,  -  è  menzogner. 
È  sempre  misero 

Chi  a  lei  s'affida, 

Chi  le  confida  -  mal  cauto  il  cor! 

Pur  mai  non  sentesi 

Felice  appieno 

Chi  su  quel  seno  -  non  liba  amor! 

Spa.  (rientra  con  una  bottiglia  di  vino  e  due  bicchieri  che  de- 
pone sulla  tavola:  quindi  batte  col  pomo  della  sua  lunga 
spada  due  colpi  al  soffitto.  A  quel  segnale  una  ridente 
giovane,  in  costume  di  zingara,  scende  a  salti  la  scala  : 
il  Duca  corre  per  abbracciarla,  ma  ella  gli  sfugge. 
Frattanto  Sparafucile,  uscito  sulla  via,  dice  a  parte  a 
Bigoletto) 
È  là,  il  vostr'uomo...  viver  dee  o  morire? 

Rig.  Più  tardi  tornerò  V  opra  a  compire. 

Spa,  (si  allontana  dietro  la  casa  verso  il  fiume) 


28 

SCENA    III. 

Gilda  e  Rigoletto  sulla  via, 
il  Duca  e  Maddalena  nel  piano  terreno. 

Duca  Un  dì,  se  ben  rammentomi, 

0  bella,  t'incontrai... 

Mi  piacque  di  te  chiedere, 

E  intesi  che  qui  stai. 

Or  sappi,  che  d1  allora 

Sol  te  quest'  alma  adora. 
Mad.  Ah!  ah!...  e  vent'  altre  appresso 

Le  scorda  forse  adesso  ? 

Ha  un'  aria  il  signorino 

Da  vero  libertino... 
Duca  Sì...  un  mostro  son...  (per  abbracciarla) 

Mad.  Lasciatemi , 

Stordito. 
Duca  Ih  che  fracasso  ! 

Mad.  Stia  saggio. 

Duca  E  tu  sii  docile, 

Non  farmi  tanto  chiasso. 

Ogni  saggezza  chiudesi 

Nel  gaudio  e  nell1  amore.      [le  prende  la  mano) 

La  bella  mano  candida! 
Mad.  Scherzate  voi,  signore. 

Duca  No,  no. 

Mad.  Son  brutta. 

Duca  Abbracciami. 

Mad.  Ebro!... 

Duca  D'  amore  ardente. 

Mad.  Signor  V  indifferente , 

Vi  piace  canzonar?... 
Duca  No,  no,  ti  vo*  sposar. 

Mad.  Ne  voglio  la  parola... 

Duca  Amabile  figliuola!  (ironico) 

Big.  Ebben?...  ti  basta  ancor?...       (a  Gii.  che  avrà 

tutto  osservato  ed  inteso) 
Gil.  Iniquo  traditori 

Duca  Bella  figlia  dell'amore, 

Schiavo  son  dei  vezzi  tuoi  ; 


29 

Con  un  detto  sol  tu  puoi 
Le  mie  pene  consolar. 
Vieni,  e  senti  del  mio  core 
Il  frequente  palpitar. 
Mad,  Ah!  ah!  rido  ben  di  core  , 

Che  tai  baie  costan  poco  ; 
Quanto  valga  il  vostro  gioco, 
Mei  credete,  so  apprezzar. 
Sono  avvezza,  bel  signore, 
Ad  un  simile  scherzar. 
Gil.  Ah  così  parlar  d*  amore 

^  A  me  pur  V  infame  ho  udito  ! 

*^  Infelice  cor  tradito  , 

#  .  Per  angoscia  non  scoppiar. 

*g  Perchè,  o  credulo  mio  core, 

o>  Un  tal  uom  dovevi  amar? 

Rig.  Taci,  il  piangere  non  vale;  (a  Gii) 

$  Ch'  ei  mentiva  or  sei  secura... 

O  Taci,  e  mia  sarà  la  cura 

°  La  vendetta  d'  affrettar. 

O  Pronta  fia,  sarà  fatale; 

^  Io  saprollo  fulminar. 

jj  M'  odi,  ritorna  a  casa... 

;3  Oro  prendi,  un  destriero, 

u  Una  veste  viril  che  t'apprestai, 

CS  E  per  Verona  parti... 

$  Sarovvi  io  pur  domani... 

£     Gil.  Or  venite... 
&*    Rig.  Impossibil. 

•3     Gil.  Tremo. 

Rig.  Va.  (Gii.  parte) 

(durante  questa  scena  e  la  seguente  il  Duca  e  Madda- 
lena stanno  fra  loro  parlando,  ridendo,  bevendo.  Partita 
Gilda,  Rigoletto  va  dietro  la  casa,  e  ritorna  parlando 
con  Sparafucile  e  contandogli  delle  monete) 

SCENA    IV. 

Sparafucile,  Rigoletto,  il  Duca  e  Maddalena. 

Rig.  Venti  scudi  hai  tu  detto?...  Eccone  dieci, 
-   E  dopo  T  opra  il  resto. 
Ei  qui  rimane? 


30 
Spa.  Sì. 

Big.  Alla  mezzanotte 

Ritornerò. 
Spa.  Non  cale, 

A  gettarlo  nel  fiume  basto  io  solo. 
Rig.  No,  no:  il  vo'  far  io  stesso... 
Spa.  Sia...  il  suo  nome? 

Rig.  Vuoi  saper  anco  il  mio  ? 

Egli  è  Delitto,  Punizion  son  io. 

(parte;  il  cielo  si  oscura  e  tuona) 


SGENA    V. 

Detti,  meno  Rigoletto, 

Spa.  La  tempesta  è  vicina!... 

Più  scura  fia  la  notte. 
Duca  Maddalena?  (per  prenderla) 

Mad.  Aspettate...  mio  fratello  (sfuggendogli) 

Viene... 
Duca  Che  importa?  (s'ode  il  tuono) 

Mad.  Tuona  ! 

Spa.  E  pioverà  tra  poco.  (entrando) 

Duca  Tanto  meglio. 

lo  qui  mi  tratterrò...  tu  dormirai  (a  Sparafucile) 

In  scuderia...  ali* inferno...  ove  vorrai... 
Spa.  Grazie. 

Mad.  (Ah  no!...  partite.)  (piano  al  Duca) 

Duca  (Con  tal  tempo?)         (a  Mad.) 

Spa.  (Son  venti  scudi  d'oro.)  (piano  aMad.)  Ben  felice  (al  Duca) 

W  offrirvi  la  mia  stanza.  Se  a  voi  piace 

Tosto  a  vederla  andiamo. 

(prende  un  lame  e  s'avvia  per  la  scala) 
DucAEbben  sono  con  te...  presto,  vediamo. 

(dice  una  parola  all'orecchio  di  Madd.  e  segue  Spar  ) 
Mad. (Povero  giovin!...  grazioso  tanto!  (tuona) 

Dio!...  qual  mai  notte  è  questa!) 
T)mk' giunto  al  granaio,  vedendone  il  balcone  senza  imposte) 

Si  dorme  ali1  aria  aperta?  bene,  bene... 

Buona  notte. 
Spa.  Signor,  vi  guardi  Iddio... 


31 

DucABreve  sonno  dormiam;  stanco  son  io. 

(depone  il  cappello,  la  spada  e  si  stende  sul  letto,  dove 
in  breve  addormentasi  Maddalena  frattanto  siede  presso 
la  tavola.  Sparafucile  beve  dalla  bottiglia  lasciata  dal 
Duca.  Rimangono  ambidue  taciturni  per  qualche  istante, 
eK  preoccupati  da  gravi  pensieri) 

Mad.     E  amabile  invero  cotal  giovinotto. 

Spa.  Oh  sì...  venti  scudi  ne  dà  di  prodotto... 

Mad.        Sol  venti!...  son  pochi!...  valeva  di  più. 

Spa.  La  spada,  s'  ei  dorme,  va,  portami  giù. 

Mad.  (sale  al  granaio  e  contemplando  il  dormente) 
Peccato!...  è  pur  bello! 

(ripara  alla  meglio  il  balcone  e  scende) 


SGENA    VI 

Detti  e  Gilda  che  comparisce  nel  fondo  della  via  in  costume 
virile ,  con  stivali  e  speroni ,  e  lentamente  si  avanza  verso 
Vosteria,  mentre  Sparafucile  continua  a  bere.  Spessi  lampi 
e  tuoni. 

Gil.  Ah  più  non  ragiono!... 

Amor  mi  trascina!...  mio  padre,  perdono...  (tuona) 

Qual  notte  d' orrore  !  Gran  Dio,  che  accadrà  ! 
MAD.Pratello?  (sarà  discesa  ed  avrà  posata  la  spada  del 

Duca  sulla  tavola) 
Gil.  Chi  parla?  (osserva  pella  fessura) 

Spa.  Al  diavol  ten  va. 

(frugando  in  un  credenzone) 
MAD.Somiglia  un  Apollo  quel  giovine...  io  l'amo... 

Ei  m'ama...  riposi...  né  più  V uccidiamo... 
Gil.  Oh  cielo!...  (ascoltando) 

Spa.  Eattoppa  quel  sacco!         (frettandole un  sacco) 

Mad.  Perchè? 

Spa.  Entr'  esso  il  tuo  Apollo,  sgozzato  da  me , 

Gettar  dovrò  al  fiume... 
Gil.  L'inferno  qui  vedo! 

Mad. Eppure  il  danaro  salvarti  scommetto 

Serbandolo  in  vita. 
Spa.  Difficile  il  credo. 

Mad.M'  ascolta...  anzi  facil  ti  svelo  un  progetto. 


32 

De'  scudi  già  dieci  dal  gobbo  ne  avesti  ; 

Venire  cogli  altri  più  tardi  il  vedrai... 

Uccidilo,  e  venti  allora  ne  avrai  : 

Così  tutto  il  prezzo  goder  si  potrà. 
Spa.      Uccider  quel  gobbo!...  che  diavol  dicesti! 

Un  ladro  son  forse?  Son  forse  un  bandito? 

Qual  altro  cliente  da  me  fu  tradito!... 

Mi  paga  quest'  uomo...  fedele  m'  avrà. 
Gil.      Che  sento!...  mio  padre!... 
Mad.         t  Ah  grazia  per  esso! 

Spa.         E  d'  uopo  eh*  ei  muoia... 
Mad.  Fuggire  il  fo  adesso. 

(va  per  salire) 
Gil.  Oh  buona  figliuola! 

Spa.  t  Gli  scudi  perdiamo,  (trattenendola) 

Mad.        È  ver!... 
Spa.  Lascia  fare... 

Mad.  Salvarlo  dobbiamo. 

Spa.         Se  pria  eh'  abbia  il  mezzo  la  notte  toccato 

Alcuno  qui  giunga,  per  esso  morrà. 
Mad.    E  buia  la  notte,  il  ciel  troppo  irato, 

Nessuno  a  quest'  ora  di  qui  passerà. 
Gil.      Oh  qual  tentazione!...  morir  per  l'ingrato?... 

Morire!...  e  mio  padre!...  Oh  cielo,  pietà! 

(battono  le  undici  e  mezzo) 
Spa.      Ancor  e'  è  mezz'  ora. 

Mad.  Attendi,  fratello...        (piangendo) 

Gil.         Che!  pianga  tal  donna!...  né  a  lui  darò  aita!... 

Ah  s'  egli  al  mio  amore  divenne  rubello 

Io  vo'  per  la  sua  gettar  la  mia  vita... 

(picchia  alla  porta) 
Mad.        Si  picchia? 
Spa.  Fu  il  vento... 

Gil.  (torna  a  bussare) 

Mad.         t  Si  picchia,  ti  dico. 

Spa.         È  strano!... 
Mad.  Chi  è? 

Gil.  Pietà  d' un  mendico  ; 

Asil  per  la  notte  a  lui  concedete. 
Mad.        Fia  lunga  tal  notte  ! 
Spa.  Alquanto  attendete.      • 

(va  a  cercare  nel  credenzone) 
Gil.  Ah  presso  alla  morte  sì  giovine  sono! 

Oh  cielo,  pegli  empi  ti  chiedo  perdono. 


33 

Perdona  tu,  o  padre,  a  questa  infelice! 

Sia  T  uomo  felice  -  eh'  or  vado  a  salvar. 
Màd.     Su  spicciati,  presto,  fa  V  opra  compita  : 

Anelo  una  vita  -  con  altra  salvar. 
Spa.      Ebbene...  son  pronto  ;  quell'uscio  dischiudi; 

Più  eh1  altro  gli  scudi  -  mi  preme   salvar. 
(va  a  postarsi  con  un  pugnale    dietro  alla  porta;  Madd. 
apre  e  poi  corre  a  chiudere  la  grande  arcata  di  fronte , 
mentre  entra  Gilda ,  dietro  a    cui   Sparafucile  chiude  la 
porta,  e  tutto  resta  sepolto  nel  silenzio  e  nel  buio) 

S  GENA    VII. 

Rigoletto  solo  si  avanza  dal  fondo  dalla  scena  chiuso  nel  suo 
mantello.  La  violenza  del  temporale  è  diminuita,  né  più  si 
vede  e  sente  che  qualche  lampo  e  tuono. 

Della  vendetta  alfin  giunge  P  istante  ! 
Da  trenta  dì  l'aspetto 
Di  vivo  sangue  a  lagrime  piangendo , 
Sotto  la  larva  del  buffon...  Quest'uscio... 

(esaminando  la  casa) 
È  chiuso!...  Ah  non  è  tempo  ancor!...  S'attenda. 
Qual  notte  di  mistero  ! 
Una  tempesta  in  cielo!... 
In  terra  un  omicidio! 
Oh  come  invero  grande  qui  mi  sento!... 

(suona  mezzanotte) 
Mezzanotte... 


SGENA    Vili. 

Detto,  e  Sparafucile  dalla  casa. 

Spa.  Chi  è  là  ? 

Rig.  Son  io.  (per  entrare) 

Spa.  Sostate. 

(rientra  e  torna  trascinando  un  sacco) 
È  qui  spento  il  vostr'  uomo... 
Ria.  Oh  gioia!...  un  lume! 


34 

Spa.  Un  lume?...  No,  il  danaro. 

Eig.  (gli  dà  una  borsa) 

Spa.  Lesti  air  onda  il  gettiam... 

Eig.  No,  basto  io  solo. 

Spa.  Come  vi  piace...  Qui  men  atto  è  il  sito. 

Più  avanti  è  più  profondo  il  gorgo.  Presto, 

Che  alcun  non  vi  sorprenda.  Buona  notte. 

(rientra  in  casa) 

SCENA    IX 

Rigoletto,  poi  il  Duca  a  tempo. 

Egli  è  là!...  morto!...  Oh  sì!...  vorrei  vederlo!... 

Ma  che  importa?...  è  ben  desso!...  Ecco  i  suoi  sproni! 

Ora  mi  guarda,  o  mondo... 

Quest'  è  un  buffone,  ed  un  potente  è  questo!... 

Ei  sta  sotto  i  miei  piedi!...  È  desso!  È  desso!... 

È  giunta  alfin  la  tua  vendetta,  o  duolo!... 

Sia  Tonda  a  lui  sepolcro, 

Un  sacco  il  suo  lenzuolo...  (fa  per  trascinare  il  sacco 
verso  la  sponda ,  quando  è  sorpreso  dalla  lontana  voce 
del  Duca,  che  nel  fondo  attraversa  la  scena) 

Qual  voce!...  illusion  notturna  è  questa! 

No!...  No!  egli  è  desso!...  è  desso!...  (trasalendo) 

Maledizione!  Olà!...  dimon  bandito?...         (verso  la  casa) 

Chi  è  mai,  chi  è  qui  in  sua  vece  ?  {taglia  il  sacco) 

Io  tremo...  È  umano  corpo!...  (lampeggia) 

SGENA    ULTIMA. 
Rigoletto  e  Gilda. 

Kig.  Mia  figlia!...  Dio!...  mia  figlia!... 

Ah  no...  è  impossibili...  per  Verona  è  in  via! 

Fu  vision...  E  dessa!...  {inginocchiandosi) 

0  mia  Gilda:  fanciulla,  a  me  rispondi!... 

L'assassino  mi  svela...  Olà?...  Nessuno? 

(picchia  disperatamente  alla  porta) 

Nessun!...  Mia  figlia?... 
Gil.  Chi  mi  chiama? 


35 

Big.  Ella  parla!...  si  move!...  è  viva!...  oh  Dio!... 
Ah  mio  ben  solo  in  terra... 
Mi  guarda...  mi  conosci... 
Gil.  Ah...  padre  mio! 

Big.  Qual  mistero!...  che  fu?...  Sei  tu  ferita?... 
Gil.  L'acciar  qui  mi  piagò...  (indicando  il  core) 

Big.  Chi  t'ha  colpita? 

Gil.  V'ho  ingannato...  colpevole  fui... 

L'amai  troppo...  ora  muoio  per,  lui... 
Big.  (Dio  tremendo!...  ella  stessa  fu  cólta 

Dallo  strai  di  mia  giusta  vendetta!...) 

Angiol  caro...  Mi  guarda,  m'ascolta... 

Parla...  parlami,  figlia  diletta. 
Gil,         Ah  ch'io  taccia!  a  me...  a  lui  perdonate... 

Benedite  alla  figlia,  o  mio  padre... 

Lassù...  in  cielo,  vicina  alla  madre... 

In  eterno  per  voi...  pregherò. 
Big.  Non  morire...  mio  tesoro...  pietate... 

Mia  colomba...  lasciarmi  non  dèi... 

Se  t' involi...  qui  sol  rimarrei... 

Non  morire...  o  ch'io  teco  morrò!... 
Gil.  Non  più...  a  lui...   perdo... nate... 

Mio  padre...  Ad... dio!...  t        (muore) 

Big.  Gilda!  mia  Gilda!...  È  morta!... 

Ah  la  maledizione  ! 

(strappandosi  i  capelli  cade  sul  cadavere  della  figlia) 


FINE. 


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